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sabato 1 novembre 2008

Odisseo si spinge a nord

Dicono che Odisseo fosse triste, a Itaca. Lontano era infatti il tempo delle guerre, che avevano portato la sua fama per tutto il mondo greco, lontano il tempo in cui la sua amata Penelope, giovane e bella, gli concedeva i favori del suo letto. I primi anni del ritorno erano tuttavia trascorsi tranquilli, ed aveva visto crescere di nuovo le sue ricchezze, e così come i magazzini erano pieni di farina e di grano, così i pascoli prosperavano in tutta la regione. Odisseo era però tormentato da incubi atroci e ogni notte sentiva le voci dei compagni straziati dalla lussuria del ciclope, le grida di quelli dispersi nelle mare nero tempesta, vedeva gli sguardi persi nel vuoto dell'isola de fiori di loto. Oltre a questo sapeva che sarebbe venuto il giorno in cui avrebbe dovuto pagare il fio del suo egoismo, e sarebbe dovuto partire per un nuovo ed interminabile viaggio.


Domani lascerò di nuovo la mia terra natia. Mio figlio Telemaco è ormai maturo e può sostenere il regno interamente sulle sue spalle: si è già sposato e negli occhi di suo figlio Polluce vedo l'orgoglio e l'intelligenza dei migliori re achei. Questa volta nessuno saprà nulla. Nessuno dovrà aspettare il mio ritorno. Farò finta di partire per una battuta di pesca ed invece mi recherò nella vicina città di Prisma per poi partire alla volta delle colonne d'ercole. Il messaggio di Odino era inequivocabile.

3 commenti:

lisa ha detto...

nel tuo post c'è un lapsus grosso come una casa..... ;-)

BeriSeven ha detto...

e quale è il lapsus??

lisa ha detto...

rileggi attentamente l'ultimo post che hai scritto, non questo. c'è un gioco di parole persa/pensa.

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