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venerdì 14 marzo 2008

Provvisorio1. Storia di Davide

Entrai in casa e fui pervaso da un fastidioso odore di stantio, tipo quello che sentivo a casa di Zio Stefano, quando con mio padre nell’estate del 1995 andavo ad impacchettare mobili e cianfrusaglie varie per portarle via.Un’odore di quelli che fa sembrare una casa vecchia, anche se vecchia non è. Un odore che più che altro parla di qualcuno che non c’è più. Tutto sembra apparentemente in ordine eppure i conti sembrano non tornare, e te ne accorgi mano a mano che l’attenzione si focalizza sui dettagli che in un primo momento non avevi messo a fuoco, un cucchiaino sulla credenza, un mozzicone di sigaretta nel portacenere, un cassetto non del tutto chiuso. E si che quell’estate lì era di passaggio, un’altalena di amore, odio e rabbia, mio nonno che moriva in un letto di ospedale mentre io cominciavo a fumare le prime canne. Una ragazza bionda di cui non ricordo il nome che non ho avuto il coraggio di baciare. Un soggiorno a Southhampton di due settimane.
Accesi la tv e ovunque trasmettevano quegli stupidi programmi pomeridiani. Stupido io che pensavo di trovare qualcosa di meglio. Attaccai il pc, messenger, gmail, il blog, myspace, facebook. Si sono tornato, rispondevo a chi mi domandava qualcosa. Sto bene. Mentivo. Ma è facile mentire via msn. Come fare la vittima, ma non mi andava. Volevo recitare il ruolo di quello che ha bisogno di staccare la spina per elaborare qualcosa di pensante, e che poi ritorna in modo sicuro e si riprende la vita in mano. Ed era quello che mi ostinavo a credere anche io, ma sapevo che non era così. Perché a quarantanni non è che puoi fare lo sfigato. A quarantanni sei un uomo che se pure ti fai ancora le canne con gli amici devi mostare agli altri un certo equilibrio. Alessio già mi tempestava su msn con tutti gli aggiornamenti del caso, nuovi clienti, l’andamento del terzo quarter, i forecast del prossimo e tutte questo tipo di storie. Io mi fingevo interessato ed in effetti lo ero anche, nell’agenzia ci avevo investito un bel po’ di soldi ed era un lavoro che mi piaceva. Però anche qui sentivo che non era come avrebbe dovuto essere. La sensazione di qualcosa di già visto, di situazioni già passate. Poi entrò Britta che mi scrisse subito. Disse che voleva parlarmi subito ed io le risposi che poteva scrivere, oppure chiamarmi, il mio numero ce lo aveva ed io ero appena tornato a Roma. E’ una cosa troppo importante per dirtela al tefono. Vediamoci, questa sera, alle sette al fontanone. Esco dall’ufficio e vengo li mi disse.
Quando la vidi due ore dopo mi ricordai d’un tratto perché per lei avevo litigato con con mia madre. Perché avevo rinunciato ad un posto sicuro a Milano per tornare a Roma e aprire un’agenzia assieme ad Alessio. Perché mi bastava guardarla e mi sentivo felice, ed era una delle poche donne a farmelo rizzare a 5 metri di distanza. Stavamo assieme però vivevamo da soli. Era una sua scelta ed io avevo finito per accettarla anche se controvoglia. Non voglio averti sempre tra i piedi pirla, mi diceva. Ed io avevo detto che mi andava bene, cioè mi faceva un po’ rodere la cosa, però avevo finito per dire ok. Alla fine ci eravamo mossi entrambi da Milano e abitare a 500 metri di distanza non era poi un così grande sacrificio, perché alla fine o lei la sera veniva da me o io andavo da lei; oppure uscivamo fuori e poi ognuno a casa sua come due quindicenni. Mi disse Davide, come stai? E vidi che aveva gli occhi lucidi. Mi trasmetteva una strana senzazione ma non riusivo a metterla a fuoco. Non capivo se era felice, ma vedevo che aveva dentro qualcosa e che questo qualcosa la scuoteva forte. Bene risposi. Ho visto tua madre ieri, mi disse. Abbiamo parlato tuto il pomeriggio, sai? Ancora soffre molto per quello che è successo..come so che hai sofferto tanto anche tu, e tua sorella. Però, sai Davide, spesso la vita con una mano ci toglie, con l’altra ci da…Non le diedi il tempo di finire che le cinsi la vita e mi persi dentro il suo profumo, mentre a stento riuscivo a trattenere qualche lacrima che non voleva saperne di rimanere al posto suo. Sei fantastica sai? Le dissi ad un orecchio.
Tornai a casa per una doccia volante, giusto il tempo per mettermi addosso qualcosa di pulito per uscire fuori a cena che dovevamo festeggiare. Avevo già chiuso tutto e come al solito diedi un’occhiata al pc, volevo buttare giù due righe per scrivere un post, per dire che ero felice. Britta avrebbe aspettato 5 minuti ma che importava? Io ero felice e dovevano saperlo tutti!
Poi d’un tratto sentii un rumore secco provenire dalla porta di ingresso, seguito da altri rumori metallici disordinati. Nell’entrare in casa non avevo neanche fatto a tempo a chiudere la porta a chiave, tutto intorno era buio quando questi due tipi vestiti di jeans entrarono in casa, pensando di trovarla disabitata. Iniziai a gridare e raggiunsi la cucina per prendere in mano un coltello, ma uno di loro era già armato ed esplose un colpo.

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