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sabato 15 marzo 2008

Provvisorio 2. In bilico

Il colpo non lo sentì neppure però dicono che la pallottola mi trapassò il cranio da parte a parte facedomi un buco in piena fronte. Caddi a terra morto mentre i due si guardavano negli occhi senza spiccicare una parola. Poi uno si voltò e fece per uscire, seguito dall’altro, mentre la chiazza di sangue si allargava dietro la mia testa. Che strano pensavo, sono morto, vedo il mio corpo lì buttato per terra eppure ci sono, continuo a pensare a vedere, a sentire. Poi non ero intimorito perché forse un po’ orgogliosamente pensavo bhè se sono sopravvissuto alla morte…cosa altro posso temere? Un secondo dopo pensai a Britta e a mio figlio, a tutto quello che avrei potuto insegnargli, e alla mia vita che solo 30 minuti prima sembrava incanalarsi su dei binari nuovi. Chissà che nome avrà mio figlio, pensavo, sarà un maschio o una femmina? E Britta come reagirà alla notizia? E mia madre?In pochi minuti avevo già perso la calma dovuta alla consapevolezza di essere morto senza particolari problemi, quello che mi premeva erano gli altri, perché dovevano soffrire tanto a causa mia? Poi mi vennere in mente dei pensieri stupidi, come il fatto che dentro il cassetto davanti al letto avevo ancora cartine e 10 grammi d’erba. Mi dava fastidio che le guardie potessero entrare in casa e frugare in mezzo alla mia roba. Magari avrebbero pensato che ero stato ucciso da uno spacciatore..si, dicevo tra me e me, già mi immagino il servizio del telegiornale locale: manager quarantenne ucciso in casa per una questione di droga, trovato in casa il movente dell’omicidio. Mi stava tornando il buon umore. Insomma mi dicevo, se sono ancora vivo ci deve essere un motivo, devo pure fare qualcosa. Mi chinai sul mio cadavere e gli toccai la mano. Provai a muoverla ma non ce la facevo, per quanti sforzi facessi lei rimaneva lì, immobile come una statua. Però non era fredda. E se facevo attenzione riuscivo ancora a percepire un debolissimo battito. Ero vivo, pensai. Ma evidentemente mi sbagliavo, perché dopo pochi secondi i battiti cessarono. E fu il buio.

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