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lunedì 24 marzo 2008

Provvisorio 4. Il funerale

Intanto sulla terra i preparativi del mio funerale erano gia a buon punto. Il mio corpo era stato sigillato in una bara marrone scuro e per l’occasione mia madre aveva tirato fuori il mio vestito di laurea, che in effetti ancora mi andava bene. Si, messo lì dentro non ero poi tanto male, l’unica cosa che un po’ stonava era quella pettinatura con la riga di lato, che mi lasciava i capelli tutti schiacciati. E poi quel buco in piena fronte su cui era stato messo un bel cerottone bianco. Però tutti dicevano che sembravo felice e che, anche se ero morto come un cane, sembravo quasi sereno. Ecco questa cosa la voglio proprio dire. Prima del mio non avevo assistito a molti funerali, ma di solito in questi casi le persone sono un po’ tristi. E invece al mio no. Più che altro i convenuti mi ricordavano in momenti divertenti o pure parlavano delle mie piccole manie, come quando ad esempio avevo deciso di scrivere un thriller: genesi di un serial killer. E a dire la verità avevo pure scritto qualche pagina perché il soggetto era interessante. Poi però la cosa era morta lì come tante. Ad un certo punto qualcuno decise che era giunto il momento di chiudere la bara. Entrarono questi grossi uomini vestiti di nero che fecero uscire tutti e dopo di che iniziarono a darci sotto di trapano e martello. Sbatti di qui muovi di lì ero pronto per il grande momento.

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