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sabato 17 novembre 2007

Il Mago e la dea Follia

Gli eserciti si fronteggiavano sull'enorme spianata di Gilgamesh. Il rimbombo delle lance sugli scudi risuonava tra le mascelle dei soldati che sbattevano all'unisono, e l'odio saliva tanto che persino gli dei si misero a guardare cosa stava accadendo. Incuriositi da quei piccoli esseri che facevano tanto rumore. Decisero quindi, dall'alto dei cieli, di partecipare anche loro alla battaglia scatenando una tempesta di poporzioni bibliche, ma che non intaccò minimamente la determinazione dei generali e la furia ceca dei combattenti. D'un tratto suonarono i corni e, mentre dalle retrovie gli arceri già scoccavano migliaia di frecce i fanti si lanciarono in una corsa forsennata. La paura si trasformava in rabbia e la rabbia in follia omicida. Ma quando già le frecce avevano ucciso centinaia di soldati e il primo fante si stava per scontrare col suo nemico tre voci furono udibili nelle menti di tutti: i due re stavano discutendo e con loro era un Mago. Il Mago era il padre ormai anziano di re Akbar, mentre re Astenor era solo. Re Astanor era evidentemente posseduto dalla dea della follia e minacciava di uccidere Akbar con un una lunga Lama. "Tuo figlio ha attentato alla sicurezza della mia famiglia"diceva mentendo Astenor. Il Mago sfoderò il bastone per intimorire Astenor ma questi con un rapido gesto sfiorò la gola del vecchio, che si passò la mano sotto il mento come a rendersi conto del pericolo appena scampato. Quindi il Mago nascose il bastone e fece un passo in avanti, con gli occhi fermi e le mani basse. Lo sguardo era fiero e docile al tempo stesso, e i piedi ben piantati per terra. Col busto eretto e la testa alta disse qualcosa come se stesse parlando ad un amico. Astenor era disorientato, " Da chi mi devo difendere? Pensò tra sè. Da nessuno, si rispose". Ma la dea della follia ancora non se ne era andata e riprese a prendere a male parole Akbar, che reagì minacciando di denunciarlo al grande consiglio. Un altro scatto di nervi, di nuovo la stessa domanda e la medesima risposta. Il Mago intanto lentamente, senza perdere mai il contatto con gli occhi di Astenor, si rimboccava le maniche. Ma Astenor era oramai sconfitto e la dea Follia si era dileguata. Gli scontri lentamente cessarono. "Devi ancora imparare molto, figlio, se vuoi che il tuo regno duri a lungo nella prosperità. Domani tornerò da Astenor a parlare con lui per conoscerlo meglio."











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